Alla scoperta
della Grecia non olimpica
di Maria Iannario
Quattordici agosto, si
parte. Dalle Tv del globo trasmettono la cerimonia di apertura di uno
degli eventi più attesi dell’anno: le olimpiadi. La nave che sbarca da
Bari con destinazione Igoumenitsa è piena di sportivi, spettatori,
curiosi o semplicemente turisti che viaggiano alla volta di Atene o delle
isole vicine in attesa di una vacanza sui
generis da trascorrere nella terra dei “giochi”. La nostra
destinazione, di una comitiva di giovani pontini e campani, uniti dallo
stesso programma, è diversa; scegliamo le lontane Sporadi (Skiathos,
Skopelos e Alonissos) per una breve vacanza marina, per poi dirigerci
nella poco conosciuta penisola del Pelio, terra dei centauri, suggerita
dall’amico greco Thodoris e nella vicina Tessaglia alla volta delle
Meteore. Il viaggio notturno, in compagnia della Tv greca ci regala subito
i primi due ori italiani; la nave esulta a ritmo di uno strano
sirtaki-tarantella, simbolo della simbiosi tra le due, impressionantemente
simili, culture. Sembra di assistere al Festival del Folklore del Sud
Pontino. Arrivati in Grecia la sensazione è proprio quella di trovarsi in
un mondo simile al nostro, con un’unica variante: una lingua totalmente
diversa. Difficile da comprendere e ancor più da interpretare per la
presenza di un alfabeto chiaro solo agli studenti “classici”.
L’attesa del lungo itinerario attraverso l’intricata Grecia
continentale, necessario a raggiungere Volos per l’imbarco alle isole,
richiede una sosta intermedia, che decidiamo di fare nella turca città di
Ioànnina. La terra occupata da Alì Pascià conserva ancora il fascino
dei bazar e delle moschee con un sapore orientale riscontrabile sia nella
cittadella in riva al lago sia nell’isoletta Nissaki (con un monastero
aperto al pubblico) raggiungibile in soli 12 minuti attraverso le
frequenti imbarcazioni. Occupata una delle stanze degli alberghetti vicini
alla stazione degli autobus, percorriamo in lungo e largo una città quasi
totalmente deserta. E’ il giorno dedicato alla Vergine Maria (15
agosto); fiesta continuano a ripeterci, possiamo comunque godere lo
spettacolo dei quartieri antichi e delle botteghe che ricordano i suq. La
furia del Meltemi, il vento che continua a spingere i rami di pino e i
ciottoli con una forza inverosimile, limita gli spostamenti; non manca però
la prima sosta ad uno dei numerosi ristoranti dalla classica cucina greca
(tra le specialità e i piatti tipici: horiàtiki -insalata greca-, pita,
giros, souvlàkia, fèta, tzatziki, tiròpita, pastitsio,
moussaka,
spetsofai –specialità del Pelio- Yaourti mé méli -yogurt al miele- e
i dolcissimi baklàvas). Il giorno dopo riprende il viaggio, arrivati a
Volos ci si imbarca per Skiathos, una delle isole più vicine e forse per
questo anche più turistiche. La vegetazione e le insenature offrono un
paesaggio spettacolare. Le spiagge raggiungibili attraverso le sole
imbarcazioni sono naturalmente le più belle (Lalaria). Gli amanti della
mondanità preferiscono Kokounariés, Banana o la danzante Vromolinos.
L’isola, casa del romanziere greco Papadiamantis, si trasforma di notte
in un complesso di bar e discoteche che ricordano le caldi notti della movida
spagnola. Niente a che vedere con le altre due isolette, Skopelos
(sicuramente la più interessante per il centro storico e la forte
religiosità, ortodossa per il 98%) e Alonissos, riserva naturale, terra
di delfini e foche. L’ospitalità e la simpatia del popolo greco
comincia ad avvertirsi in queste; allontanatici dall’affollatissima
Skiathos inizia il percorso tra la realtà di un popolo che ama l’Italia
(festeggiandone ogni successo olimpico) e la conversazione, anche se
rigorosamente in greco con mimi e gesti che ne aiutano la comprensione.
Resterà famoso l’approccio greco, fatto di caldi abbracci e carezze
sulle braccia. Alle numerose chiese e cappelle di Skopelos (tante quanti i
giorni dell’anno), dove è ancora possibile incontrare donne dagli abiti
tradizionali (gonna ricamata a fiorellini e corsetto in velluto), si
alternano le immense spiagge bianche di Alonissos. Qui a pochi metri dalla
riva vivono colonie di ricci simbolo dell’incontaminazione delle acque e
dell’incredibile fauna acquatica (è possibile in varie parti
dell’isola effettuare immersioni). Alloggiamo presso camere in affitto
offerteci all’arrivo; ad Alonissos in particolare, dormiamo a casa di
Dimitri che ci fa trovare acqua ed uva della sua terra, oltre che un
terrazzo da paradiso aperto sulla baia. La fine della vacanza marina si
consacra con l’escursione in barca presso la zona rossa dell’isola,
nuotando tra delfini e gabbiani. Poi ricomincia il tour sulla terra ferma.
Impossibile attraversare il Pelio con gli autobus, noleggiamo
l’automobile, approfittando della più che economica benzina greca e
partiamo alla volta delle strade sinuose che costeggiano a picco il mare.
I villaggi, con la loro urbanistica (le case
sono costruite con pietra grigia, balconi e imposte di legno scuro
e tetti ricoperti da lastre di ardesia) sono contraddistinti da piazzette,
chiese e platani (tra i quali il più vecchio del mondo). Ci spostiamo da
un villaggio all’altro, vivendo l’esperienza di una Grecia
tradizionale, nascosta al turismo e allo sguardo irriverente del
consumismo. Da ogni villaggio partono sentieri alla scoperta di cascate,
ponti sospesi tra le rocce ed alberi secolari dalle forme strane. La
nostalgia del mare, ci riporta per qualche ora sulle spiagge del Pelio
(tra le più belle: Milopòtamos e Damouchari), poi nuovamente tra
sentieri, alla ricerca delle sorgenti di acqua fresca e della rigogliosa
natura. L’ultima tappa del viaggio è alle Meteore. Delusi per la
turisticità del luogo (in particolare per l’eccesso di turismo
religioso che affolla i monasteri a picco), non abbiamo potuto non
meravigliarci per lo splendido spettacolo naturale offerto da questi massi
sospesi nell’aria. Alla più turistica Kalambaka, abbiamo preferito il
villaggio di Kastraki e da qui attraverso i percorsi tra le rocce, la
scalata alle Meteore. Abbiamo visitato tutti i sei monasteri attualmente
attivi; tra icone, incensi e candele è stato possibile respirare
un’aria mistica che comunque mancava di quell’ascetismo fuori dal
reale tanto idealizzato. Poi nuovamente il viaggio di ritorno, nuovi
compagni di avventura, il racconto dei luoghi, molti greci trasferiti in
Italia e sulla nave l’ultimo oro (per la maratona) che ci ha permesso di
salutare la terra dei giochi e soffiare sulla fiamma per la fine di
un’esperienza vissuta in un’immensa Grecia ancora tutta da scoprire.
Ora ci attende la Riviera di Ulisse, ultima propaggine della Magna Grecia,
ci consoliamo con il fatto di vivere nella Grecia, quella ‘Grande’.
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