Forumnews
testata giornalistica Caliman studio editore

torna alla Homepage

 

TORNA ALL'INDICE

 

Benessere & Yoga
a cura di Silvia Maria Gualandri

 


 

Dhyana

Dhyana, meditazione, è il VII° ramo dell’Asthanga yoga di Patanjali. Si ha una concentrazione sull’oggetto priva di distrazioni per il tempo desiderato. E’ una condizione di spontaneità, accade semplicemente. Patanjali definisce la meditazione come la continuazione nello stato di concentrazione. La mente è talmente fissa su un oggetto che il pensiero su di esso fluisce dolcemente in una corrente ininterrotta; la mente non è conscia di nient’altro che del suo oggetto, non c’è più sforzo, attenzione, volontà, il turbinio dei pensieri cessa, si arresta spontaneamente. La meditazione è uno stato di non-mente, uno stato di consapevolezza priva di contenuti. La “nemica” della meditazione è proprio la mente, che è sempre in funzione: pensieri, desideri, ricordi, dolori, ambizioni, preoccupazioni, anche quando noi dormiamo la mente si agita, sogna e il suo lavorio è incessante. Solo riuscendo a metterla da parte, non identificandoci in essa noi potremo osservare, come spettatori, il dipanarsi del nostro processo mentale senza venirne coinvolti. La condizione di spontaneità pura e priva di disciplina è meditazione ed esiste soltanto nel presente, è immediatezza. Non dobbiamo pensare che la meditazione sia una cosa che si pratichi al mattino ed alla quale, poi, non si pensi più per tutta la giornata; essa è qualcosa che si deve continuare a “vivere” in ogni momento della nostra esistenza. I saggi hanno insegnato la necessità di “vivere nel momento” perché vivere nel momento è meditazione. Dhyana è silenzio, nella mente non c’è alcun movimento e il tempo si è fermato nell’attimo. I saggi hanno sempre insegnato che amore e meditazione si accompagnano l’uno all’altra, perché sono l’espressione di un solo tipo di energia; l’energia è una, quindi, non vi è separazione tra amore e meditazione.
(fine ottava parte)