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Dhyana Dhyana,
meditazione, è il VII° ramo dell’Asthanga yoga di Patanjali. Si ha una
concentrazione sull’oggetto priva di distrazioni per il tempo desiderato. E’
una condizione di spontaneità, accade semplicemente. Patanjali definisce la
meditazione come la continuazione nello stato di concentrazione. La mente è
talmente fissa su un oggetto che il pensiero su di esso fluisce dolcemente
in una corrente ininterrotta; la mente non è conscia di nient’altro che del
suo oggetto, non c’è più sforzo, attenzione, volontà, il turbinio dei
pensieri cessa, si arresta spontaneamente. La meditazione è uno stato di
non-mente, uno stato di consapevolezza priva di contenuti. La “nemica” della
meditazione è proprio la mente, che è sempre in funzione: pensieri,
desideri, ricordi, dolori, ambizioni, preoccupazioni, anche quando noi
dormiamo la mente si agita, sogna e il suo lavorio è incessante. Solo
riuscendo a metterla da parte, non identificandoci in essa noi potremo
osservare, come spettatori, il dipanarsi del nostro processo mentale senza
venirne coinvolti. La condizione di spontaneità pura e priva di disciplina è
meditazione ed esiste soltanto nel presente, è immediatezza. Non dobbiamo
pensare che la meditazione sia una cosa che si pratichi al mattino ed alla
quale, poi, non si pensi più per tutta la giornata; essa è qualcosa che si
deve continuare a “vivere” in ogni momento della nostra esistenza. I saggi
hanno insegnato la necessità di “vivere nel momento” perché vivere nel
momento è meditazione. Dhyana è silenzio, nella mente non c’è alcun
movimento e il tempo si è fermato nell’attimo. I saggi hanno sempre
insegnato che amore e meditazione si accompagnano l’uno all’altra, perché
sono l’espressione di un solo tipo di energia; l’energia è una, quindi, non
vi è separazione tra amore e meditazione. |