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Benessere & Yoga
a cura di Silvia Maria Gualandri

 


 

Dharana

Dharana è la concentrazione, VI° ramo dell’Asthanga yoga di Patanjali; la mente acquista la capacità di fissarsi su un solo oggetto per un certo tempo, eliminando così i pensieri che normalmente l’attraversano senza sosta; si attua una cosciente e volontaria riduzione delle distrazioni. Qualunque cosa, sia interna che esterna, può servire come oggetto della concentrazione (il respiro, un suono, una parte del corpo, un’immagine ecc.), serve come appoggio per tenere fissa l’attenzione mentale. Il termine dharana ha la sua radice sanscrita in “dhar” che significa “tenere saldamente”, riferito alla capacità della mente di concentrare, fissare l’attenzione su un punto o su un’idea, evitando di pensare ad altro e di farsi forviare verso argomenti diversi da quelli presi in esame. Dharana viene tradotto con concentrazione, che non va inteso nel significato occidentale del termine, cioè come movimento controllato della mente in un ambito delimitato, ma come la capacità della mente di fissarsi su un solo oggetto e per un certo tempo. La mente si disciplina con la concentrazione e la concentrazione richiede uno sforzo volontario, perciò è difficile mantenerla a lungo. La concentrazione è lo strumento base iniziale per dirigersi verso la conoscenza e intraprendere un cammino spirituale, ma per questo occorre precisare che il suo uso non deve essere disgiunto dal cuore. Chiunque può sviluppare la concentrazione, ma se non c’è il sentimento dell’amore diventa uno strumento egoico per creare solo potere personale, se l’intento è quello spirituale, allora la concentrazione sarà impiegata per unire e non per dividere, per creare armonia, servirà a purificare l’ego e non a creare il freddo potere mentale. In questo caso la concentrazione deve essere considerata un supporto atto a favorire la meditazione che è unione umile con la realtà.
(fine settima parte)