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Benessere & Yoga
a cura di Silvia Maria Gualandri

 


 

Pratyahara

Il pratyahara, o ritrazione dei sensi dai rispettivi oggetti, è il V° ramo dell’Asthanga Yoga di Patanjali. Pratyahara significa “ritirarsi da ciò di cui ci si nutre”. Si riferisce ai sensi; quando i sensi si astengono dal “nutrirsi” dei loro oggetti, si verifica il pratyahara. I nostri organi di senso traggono piacere dal guardare, ascoltare, odorare, gustare, toccare. La sensazione di piacere è dovuta all’attaccamento della mente. Quando la mente si identifica agli organi di senso, essa ne trae piacere o dolore; ma se essa viene introvertita da una forte volontà o da un’attitudine distaccata, essa non avrà sensazioni fisiche né mentali. Nella pratica del pratyahara la mente viene portata ad abbandanare gli oggetti, significa dunque “ritiro, riassorbimento, ritraimento, introflessione” o ancora meglio è la facoltà di liberare l’attività sensoriale dall’influenza degli oggetti esterni.
Le discipline etiche, la posizione immobile del corpo e il controllo del respiro creano una maggiore disponibilità alla concentrazione intensa. Il pratyahara è come una porta di comunicazione, è un passaggio tra una fase esterna e una fase interna della ricerca spirituale, è stato definito come uno stato in cui i sensi non sono più i padroni, ma i servi; non è una pratica in sé, non è una tecnica particolare da applicare, si può solo favorire con un adeguato atteggiamento interiore, non soltanto nella pratica dello yoga, ma anche nei confronti dello scorrere della vita stessa. Normalmente, per abitudine, i sensi registrano un oggetto e la mente entra in rapporto con quell’oggetto; nel pratyahara si interrompe questo rapporto, così i sensi si ritirano. Gli oggetti dei sensi, la forma per gli occhi, il suono per le orecchie, gli odori per il naso ecc., sono lì, ma i sensi non funzionano più; non si permette più agli organi sensoriali di essere influenzati dai loro oggetti. Forse è più corretto precisare che i sensi non sono inattivi, funzionano, ma solo per servire la mente. Pratyahara è quando i sensi sono al servizio di una mente che è in uno stato di dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi (integrazione assoluta); è uno stato che si verifica spontaneamente: gli organi sensoriali, nonché la mente e l’intelletto, diventano passivi e si raggiunge il ritiro dai sensi. E’ importante capire che il concetto di passività o inattività di un organo sensoriale non significa né disfunzione né malformazione dell’organo, significa semplicemente che la mente si è ritirata dalla forza che lo anima, rendendolo inattivo. La mente è trascinata dai sensi, ne è prigioniera ed è portata verso l’esterno e ciò può destabilizzarla, occorre fermarla, liberarla, renderla indipendente dagli avvenimenti esterni.

(fine sesta parte)