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Pratyahara
Il pratyahara, o ritrazione
dei sensi dai rispettivi oggetti, è il V° ramo dell’Asthanga Yoga di
Patanjali. Pratyahara significa “ritirarsi da ciò di cui ci si nutre”.
Si riferisce ai sensi; quando i sensi si astengono dal “nutrirsi” dei
loro oggetti, si verifica il pratyahara. I nostri organi di senso traggono
piacere dal guardare, ascoltare, odorare, gustare, toccare. La sensazione di
piacere è dovuta all’attaccamento della mente. Quando la mente si
identifica agli organi di senso, essa ne trae piacere o dolore; ma se essa
viene introvertita da una forte volontà o da un’attitudine distaccata,
essa non avrà sensazioni fisiche né mentali. Nella pratica del pratyahara
la mente viene portata ad abbandanare gli oggetti, significa dunque
“ritiro, riassorbimento, ritraimento, introflessione” o ancora meglio è
la facoltà di liberare l’attività sensoriale dall’influenza degli
oggetti esterni.
Le discipline etiche, la posizione immobile del corpo e il controllo del
respiro creano una maggiore disponibilità alla concentrazione intensa. Il
pratyahara è come una porta di comunicazione, è un passaggio tra una fase
esterna e una fase interna della ricerca spirituale, è stato definito come
uno stato in cui i sensi non sono più i padroni, ma i servi; non è una
pratica in sé, non è una tecnica particolare da applicare, si può solo
favorire con un adeguato atteggiamento interiore, non soltanto nella pratica
dello yoga, ma anche nei confronti dello scorrere della vita stessa.
Normalmente, per abitudine, i sensi registrano un oggetto e la mente entra
in rapporto con quell’oggetto; nel pratyahara si interrompe questo
rapporto, così i sensi si ritirano. Gli oggetti dei sensi, la forma per gli
occhi, il suono per le orecchie, gli odori per il naso ecc., sono lì, ma i
sensi non funzionano più; non si permette più agli organi sensoriali di
essere influenzati dai loro oggetti. Forse è più corretto precisare che i
sensi non sono inattivi, funzionano, ma solo per servire la mente.
Pratyahara è quando i sensi sono al servizio di una mente che è in uno
stato di dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi
(integrazione assoluta); è uno stato che si verifica spontaneamente: gli
organi sensoriali, nonché la mente e l’intelletto, diventano passivi e si
raggiunge il ritiro dai sensi. E’ importante capire che il concetto di
passività o inattività di un organo sensoriale non significa né
disfunzione né malformazione dell’organo, significa semplicemente che la
mente si è ritirata dalla forza che lo anima, rendendolo inattivo. La mente
è trascinata dai sensi, ne è prigioniera ed è portata verso l’esterno e
ciò può destabilizzarla, occorre fermarla, liberarla, renderla
indipendente dagli avvenimenti esterni.
(fine sesta parte)
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