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Yama (le 5 astinenze)
Trattiamo nel dettaglio i cinque principi Yama:
- AHIMSA, assenza di violenza; generalmente questo
termine viene tradotto con “non violenza”, ma questa traduzione è
riduttiva; ahimsa indica una condizione più ampia in cui la violenza è
completamente assente. La violenza non va suscitata né con azioni, né
con pensieri, comprese le coercizioni di carattere morale. Alla non
violenza è accordata un’importanza preminente, in quanto viene vista
come la radice di tutte le altre astinenze e osservanze, che occorrono
per perfezionarla, sia per manifestarne i vari aspetti. E’
l’espressione esterna della pace e della tranquillità caratteristica
del Purusha (spirito, anima universale).
- SATYA, comportamento di verità, essere veri sempre:
nelle parole, nei pensieri, nei comportamenti e perseguire la verità
anche all’esterno di se stessi. Parlare con l’intento di trasmettere
all’altro la propria conoscenza senza inganno. Anche quando la parola
è non nociva e corrispondente alla realtà, è bene astenersene se non
serve a scopi utili, perché la parola non deve essere né ingannevole,
né sbagliata, né sterile d’informazione; evitare dunque le
chiacchiere inutili, i pettegolezzi ecc.
- ASTEYA, astensione dal furto, condizione di non
appropriazione. L’adepto dello yoga non dovrà prendere nulla che non
gli appartenga completamente, non soltanto sotto forma di denaro o beni,
ma anche sotto quelle forme più intangibili, come il credito per
qualcosa che non abbia fatto, o privilegi che non gli spettino
propriamente. Solo quando una persona riesce a eliminare in una certa
misura la tendenza all’appropriazione indebita nelle sue forme più
grezze, comincia a comprendere le forme più sottili di disonestà, che
interessano la nostra vita e delle quali siamo poco consapevoli.
- BRAHMACHARYA, controllo della sfera sessuale. Spesso
si taduce il termine con castità, ma più precisamente indica una
intelligente gestione della propria energia sessuale; indica la purezza,
castità nel pensiero e nel controllo degli istinti.
- APARIGRAHA, assenza di possessività, condizione
contraria all’avidità, non attaccamento in parole, pensieri e azioni.
La non avidità è il quinto ed ultimo yama, ma è per importanza il
secondo, in quanto la sua pratica è la chiave del controllo
dell’energia della vita. L’avidità, con i suoi effetti dispersivi,
può devastare l’energia vitale e se si riuscisse ad eliminare
l’avidità mentale, verbale e fisica non ci sarebbe alcun bisogno di
praticare gli altri quattro yama.
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