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Benessere & Yoga
a cura di Silvia Maria Gualandri

 


 

Yama (le 5 astinenze)

Trattiamo nel dettaglio i cinque principi Yama:

  1. AHIMSA, assenza di violenza; generalmente questo termine viene tradotto con “non violenza”, ma questa traduzione è riduttiva; ahimsa indica una condizione più ampia in cui la violenza è completamente assente. La violenza non va suscitata né con azioni, né con pensieri, comprese le coercizioni di carattere morale. Alla non violenza è accordata un’importanza preminente, in quanto viene vista come la radice di tutte le altre astinenze e osservanze, che occorrono per perfezionarla, sia per manifestarne i vari aspetti. E’ l’espressione esterna della pace e della tranquillità caratteristica del Purusha (spirito, anima universale).
  2. SATYA, comportamento di verità, essere veri sempre: nelle parole, nei pensieri, nei comportamenti e perseguire la verità anche all’esterno di se stessi. Parlare con l’intento di trasmettere all’altro la propria conoscenza senza inganno. Anche quando la parola è non nociva e corrispondente alla realtà, è bene astenersene se non serve a scopi utili, perché la parola non deve essere né ingannevole, né sbagliata, né sterile d’informazione; evitare dunque le chiacchiere inutili, i pettegolezzi ecc.
  3. ASTEYA, astensione dal furto, condizione di non appropriazione. L’adepto dello yoga non dovrà prendere nulla che non gli appartenga completamente, non soltanto sotto forma di denaro o beni, ma anche sotto quelle forme più intangibili, come il credito per qualcosa che non abbia fatto, o privilegi che non gli spettino propriamente. Solo quando una persona riesce a eliminare in una certa misura la tendenza all’appropriazione indebita nelle sue forme più grezze, comincia a comprendere le forme più sottili di disonestà, che interessano la nostra vita e delle quali siamo poco consapevoli.
  4. BRAHMACHARYA, controllo della sfera sessuale. Spesso si taduce il termine con castità, ma più precisamente indica una intelligente gestione della propria energia sessuale; indica la purezza, castità nel pensiero e nel controllo degli istinti.
  5. APARIGRAHA, assenza di possessività, condizione contraria all’avidità, non attaccamento in parole, pensieri e azioni. La non avidità è il quinto ed ultimo yama, ma è per importanza il secondo, in quanto la sua pratica è la chiave del controllo dell’energia della vita. L’avidità, con i suoi effetti dispersivi, può devastare l’energia vitale e se si riuscisse ad eliminare l’avidità mentale, verbale e fisica non ci sarebbe alcun bisogno di praticare gli altri quattro yama.