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Significato del termine “Yoga” Il termine “Yoga”
(sotto il quale troviamo tutte le tecniche fisiche, mentali e spirituali
praticate in ogni parte dell’India e che vennero adottate dai Lama del
Tibet, da alcuni mistici della Mongolia e della Cina e che furono realizzate
specialmente nei conventi Zen giapponesi), etimologicamente deriva dalla
radice sanscrita “yuj” che vuol dire “legare insieme, tenere stretto,
aggiogare” e ricorre particolarmente nel Rig-Veda (il Veda degli Inni, il
più antico testo sacro indiano) nonché in moltissimi altri testi
sanscriti. Yoga va quindi interpretato come “l’atto di aggiogare, di
unire”, il cui significato può essere esteso e trasferito al controllo
del corpo, della mente (manas) e dei sensi (indriya): “cavalli” assai
ribelli per i quali è necessario il “giogo” della disciplina yogica. A
questa prima interpretazione del termine Yoga, se ne affiancano altre, per
esempio quella di “associazione, connessione, unione” dello spirito
individuale con quello universale, definizione che si trova nel celebre
poema mistico indiano, la Bhagavad-Gita. Yoga dunque: unione di
corpo-mente-spirito. Il termine Yoga compare forse per la prima volta nella
Taittiriya-upanisad (II,4), ma anche nella Svetasvatara- upanisad (II,9), ma
è nella Katha-upanisad, il testo più antico che contenga allusioni
esplicite a idee che appartengono alla visione proprie dello Yoga. In esso
ricorre per la prima volta il termine adhyatma-yoga, l’Unione con
l’Essere Supremo. Solo grazie allo Yoga (II,2) si ottiene il controllo sui
sensi e sulla mente. Nella parola “Yoga”si compendia quanto di più
significativo ha saputo trasmetterci la tradizione spirituale dell’India;
in essa può stare la risposta a molti interrogativi sui principali problemi
esistenziali dell’essere umano. |