LA PSICOCINESI

Antonella Magliozzi

La psicocinesi (dal greco ψυχή – psico e κίνησις – cinesi), nota anche come telecinesi, è la capacità di muovere oggetti con la forza del pensiero, attraverso la concentrazione.
Il termine telecinesi (oggi, psicocinesi) venne coniato nel 1890 dal ricercatore britannico Frederic William Myers, il quale coniò anche il termine telepatia.
La psicocinesi è classificata come fenomeno paranormale e, per questo, studiata e accettata in parapsicologia. Sinteticamente, si sostiene che tutti noi abbiamo tale capacità, e che questa è semplicemente dormiente, a causa di secoli di soppressione dei poteri della mente che, sempre secondo queste teorie, è “progettata” per connettersi energeticamente con qualsiasi oggetto, animato o inanimato che sia, tramite le c.d. auree: praticamente saremmo tutti dei potenziali router wireless, basta avere le necessarie “chiavi di rete”!
Tralasciando improponibili analogie (il cui unico effetto sperato è quello di suscitare il sorriso del lettore), mi pare opportuno citare alcuni nomi di studiosi, ricercatori e sensitivi, testimoni di fenomeni psicocinetici: il fisico britannico William Crookes, lo studioso Julien Ochorowicz, il ricercatore Harry Price, Eugene Osty, la medium russa Nina Kulagina, il prof. Hans Bender, e, infine, il più famoso sensitivo del XX secolo, Gustavo Rol.
A quanto pare, la “forza del pensiero” è stata oggetto anche della più moderna scienza medica e tecnologica, e ciò per cercare di fornire un concreto aiuto a persone con deficit motori o di comunicazione gravemente invalidanti.
Nel 1999 Niels Birbaumer, dell’Università di Tubinga (Germania), è riuscito a interagire con malati incapaci di muovere qualsiasi muscolo, trasformando i potenziali elettrici della loro corteccia motoria in un codice di comunicazione. Recentemente, poi, Richard Andersen, del California Institute of technology (U.S.A.), ha utilizzato una tecnica analoga sugli scimpanzè, impiantando elettrodi nella loro corteccia parietale, riuscendo così a prevederne le azioni: l’obiettivo è quello di impiantare elettrodi nella corteccia cerebrale di persone paralizzate, decodificare i loro pensieri e tradurli in movimenti. Un altro filone di ricerca, seguito dal Prof. Rainer Goebel dell’Università di Maastricht (Dipartimento di Neurocognizione della Facoltà di Psicologia), sta studiando le onde elettromagnetiche cerebrali, che vengono interpretate da una macchina per la risonanza magnetica nucleare attraverso software molto raffinati.
Che dire, saremo pronti a essere Jedi e usare la nostra Forza? Ai posteri l’ardua sentenza.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail