CHE SUCCEDE ALL'EX PASTIFICIO PAONE?

Il punto della situazione sulla vicenda giudiziaria che ha investito lo storico opificio formiano.

di Francesco Verrico

Tiene banco ormai da settimane la vicenda dell’ex Pastificio Paone: il travagliato andamento dei lavori di conversione dello storico stabilimento industriale in un centro commerciale e direzionale si ricollega ad un procedimento giudiziario ancora in corso, che vogliamo provare a ripercorrere.
A metà febbraio ha cominciato a risuonare un primo campanello di allarme: i Carabinieri della Compagnia di Formia si recavano presso l’Ufficio tecnico del Comune di Formia per accedere agli atti che avevano portato a concedere il permesso di costruire sull’area dell’ex pastificio; intanto, l’attuale dirigente dell’Ufficio tecnico, l’architetto Roberto Guratti, avviava l’iter di annullamento del permesso di costruire, rilasciato nel 2008.
Lo scorso 10 marzo, quando ormai i lavori erano già stati sospesi, interveniva, dunque, un decreto urgente, disposto dalla Procura della Repubblica di Latina, che andava a sequestrare l’immobile storico: in quel frangente, l’imprenditore Stefano Paone, l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Formia, Stefania Della Notte ed i Direttori dei lavori che si erano avvicendati nel tempo, Agostino Di Mille ed Erasmo Picano, apprendevano di essere indagati per vari reati, in quanto avrebbero concorso a determinare un abuso edilizio.
Mentre le indagini proseguono ed è tuttora incerto se si concretizzeranno in un rinvio a giudizio, lo scorso 5 aprile, su istanza dei suoi difensori Pasquale Cardillo Cupo e Francesco Ferraro, Stefano Paone è riuscito ad ottenere dal Tribunale del Riesame un’ordinanza di revoca del sequestro preventivo sull’immobile; ed è di questi giorni la notizia della ripresa dei lavori.
Quali sono, però, i motivi del contendere, almeno da come emergono dalle motivazioni del decreto urgente con cui si disponeva il sequestro preventivo? L’organo requirente rinviene l’abuso nella realizzazione dei lavori (e del rilascio di un permesso a costruire) in assenza del cosiddetto “piano attuativo di dettaglio” o “piano particolareggiato”. Di cosa si sta parlando? Il piano attuativo di dettaglio non è nient’altro che uno strumento di pianificazione territoriale che fa da tramite tra la genericità del piano regolatore generale e la concretezza del progetto edilizio; esso viene richiesto quando un progetto edilizio preveda una trasformazione consistente dell’assetto urbano, essendo necessario pianificare, ad esempio, la rete delle infrastrutture viarie oppure individuare degli spazi da riservare ad opere di interesse pubblico. Come stanno le cose a piazza Risorgimento? In sede cautelare, la linea difensiva di Stefano Paone è stata tutta tesa a dimostrare che, nella trasformazione da pastificio a centro commerciale, la capacità di impatto della struttura si è ridotta, anziché incrementarsi, ed ha prodotto una valanga di materiale giurisprudenziale di tribunali amministrativi, che escludono la necessità di un piano particolareggiato in contesti già urbanizzati. Il Tribunale del Riesame gli ha dato ragione: aspettiamo le motivazioni per saperne qualcosa di più.

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