LA FELICITA’

Antonella Magliozzi Alcuni ricercatori della University of Arizone hanno cercato di dare una risposta a un quesito che ha interessato, fin dall’antichità, filosofi, psicologi, intellettuali e medici, ma che ha anche fornito il leitmotiv per molti film, opere letterarie, e, più in generale, per ogni trattazione che lo riguardasse: “Qual è il segreto della felicità?”. Ebbene, la risposta sembra proprio essere intimamente collegata con la natura dell’Uomo, quale essere sociale. Per essere felici, dunque, bisognerebbe curare i rapporti interpersonali: l’amicizia! Matthias Mehl e Shannon Holleran, questi i nomi degli autori dello studio pubblicato su Psychological Science, hanno rivelato che le persone più inclini a passare molto tempo in compagnia e che condividono le proprie esperienze con gli altri stanno molto meglio e sono molto più felici di chi preferisce isolarsi. Ma, si sa, molte sono le teorie su “come raggiungere la felicità”. Ad esempio, il Dalai Lama afferma che è possibile realizzare quello che si vuole (per essere, quindi, “soddisfatti”) soltanto dopo aver accettato ciò che già si possiede. Interessante, poi, è la teoria di Abraham Maslow, psicologo sostenitore e ideatore della teoria sulla necessità psicologica degli esseri umani. Questa teoria viene rappresentata con la figura geometrica della piramide (la p. di Maslow), al cui interno sono presenti tutti gli “stadi” che l’individuo deve necessariamente soddisfare per raggiungere la realizzazione personale. Ed ecco che, anche qui, l’amicizia torna a essere fondamentale, e la ritroviamo “al centro della Piramide” (la terza area di cinque, che rappresentano i “bisogni” dell’Uomo), quasi a rappresentare il trait d’union con le altre sezioni. Mi si permetta di chiudere questo brevissimo e certamente non esaustivo articolo - considerata l’importanza dell’argomento - con una frase del grande genio, tanto per cercare, per quanto possibile, di colmare le evidenti lacune: « Ogni minuto che passi arrabbiato, perdi sessanta secondi di felicità » (A.Eistein).

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PRIMAVERA
"Primis e ver" nell'accezione di "volta", viene dal ceppo slavo (riconoscibile nel veneziano "verta" inteso quale "volta"). Dallo slavo si risale al sanscrito, in cui si ritrova la radice "vas" ("ardere" o "splendere"). Da cui viene a sua volta la dea Vesta (latino), dea del focolare domestico, sorella di Giove e splendidamente rappresentata dalle Vestali le quali, ogni primo di marzo, riaccendevano il Fuoco Sacro di cui erano perenni custodi. Così la primavera diviene simbolo di una "prima rinascita" che avviene ogni anno, quando la neve che tutto copre si scioglie, le giornate si fanno tiepide e sbocciano fiori.
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