«SIGNORI', TE LO RICORDI COM'ERA BELLA FORMIA?»

Chiacchierando con una giovane studentessa di strade e piazze nel centro città.

di Francesco Verrico

Il centro di Formia cambia: non si contano i cantieri aperti ed i lavori svolti negli ultimi anni nel cuore della cittadina pontina. Non si può negare che essa sia stato oggetto di notevoli investimenti da parte dell’ amministrazione comunale. Eppure, Fabrizia Fiumara, laureanda presso la facoltà di Ingegneria Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma, non mi nasconde le sue perplessità rispetto ai cambiamenti in atto: «La gran parte dei lavori è indirizzata alla costruzione di una città a misura di automobilista: strade, svincoli, rotonde, rotatorie e parcheggi. Stiamo dimenticando di mettere la persona al centro dei nostri obiettivi della pianificazione urbanistica». Dal basso della mia Panda Young, vessata da buche e manti stradali dissestati, le faccio notare che le cose non stanno proprio così. Ci siamo, poi, dimenticati di tutte le piazze e degli spiazzi di recente costruiti o rimodernati? Ora ci sono panchine, lampioni, fontane e nuovi oggetti di arredo urbano a piazza Risorgimento, a piazza Tommaso Testa, nei pressi del ponte Tallini, a piazza Vittoria. «Le piazze, appunto, è proprio lì che volevo arrivare. Il problema è la mancanza di coerenza tra un progetto e l’altro, di una pianificazione organica, di uno stile in comune». Su questo, mi riesce difficile darle torto: passeggiando da piazza Mattei a largo Paone, credo di aver notato quattro o cinque stili di lampioni diversi. Aggiungo: la passeggiata tra le macchine di via Vitruvio non è troppo godibile; però, piazza Vittoria mi piace molto. «A piazza Vittoria si è saputo valorizzare bene il rapporto della nostra cittadina con il mare e trovare il giusto compromesso con gli scavi archeologici. Spesso, invece, sembra che la nostra città abbia voltato le spalle al mare, il suo principale punto di forza». Storce il naso, il nostro Ingegnere in erba, quando gli parlo di piazza Tommaso Testa. «Innanzitutto mi sembrerebbe generoso definire piazza quello che, in realtà, è un marciapiede largo. Anche sui marciapiedi puoi trovare qua e là panchine (magari non a Formia, ma in altre città). L’arredo sembra collocato lì da un giocatore di dadi: lampioni rossi e verdi e panchine in ordine sparso, nel tentativo di dare un tocco di moderno ad un contesto che non è affatto il loro. Di aiuole, e di verde, poi, neanche l’ombra». Nessuna speranza nel futuro? «Ho tanta fiducia nel passato. Qualche giorno fa, mentre ero in una bottega di via Abate Tosti, una vecchietta mi interrogava: «Signori’, te lo ricordi com’era bella Formia?». Non ero ancora nata, ma le foto d’epoca che avevo appena ammirato in una mostra allestita nella vicina Torre di Mola mi davano l’immagine di una città davvero a misura d’uomo». Un tempo meno frenetico, meno bisogni, una vita più lenta, probabilmente più sana. Il passato come un punto di partenza, dunque? «Ci proviamo». Incrociamo le dita. Tra poco rifanno piazza Mattei.